Storia e archeologia di Fordongianus

La lunga storia di Fordongianus si legge nei numerosi monumenti: tuttavia si avverte nel paese un senso di appartenenza che non è mai scomparso.
Forse perchè le terme così come in passato, rappresentano ancora oggi la sua principale risorsa, o perchè da qualsiasi parte si scavi vengono alla luce resti di tombe, costruzioni, mosaici.

La favorevole posizione geografica, la presenza del Tirso e dei fertili terreni lungo le sponde, l'abbondanza di rocce lavorabili e ovviamente delle acque termali, hanno favorito il popolamento della zona sin dai tempi più remoti. Descrivere dettagliamente tutte le vicende storiche di Fordongianus e i relativi monumenti sarebbe troppo lungo: una divisione per periodi e notizie sui principali resti archeologici renderanno più agevole la comprensione del passato.

Periodo pre-nuragico e nuragico

Le testimonianze più antiche presenti nel territorio comunale appartengono al neolitico recente, con le necropoli a domus de janas di Domigheddas e di Gularis. Le prime scavate in una parete tufacea e dentro una stretta vallecola percorsa da un affluente del Rio Mannu, poco fuori del paese, a desra della strada per Allai.

Quelle di Gularis si aprono invece, sempre in una spettacolare parete tufacea, a sinistra della strada statale per Busachi. Stranamente, nonostante la presenza delle rocce tufacee le domus de janas non sono numerose: lo stesso discorso si può fare per i nuraghi, che sono cinque.

Per questi ultimi il motivo può spiegarsi nella presenza, proprio allo sbocco della valle del Tirso, della cinta nuragica di Villanova, che guarda direttamente alla pianura.

Subito dopo l'ingresso della valle, in posizione strategica sullo sperone roccioso omonimo, si trova il polilobato Casteddu Ecciu, riutilizzato in seguito per fungere da base per le fortezze puniche, romane e medioevali.

Il nuraghe Su Soliano, sul bordo dell'altipiano di Paulilatino, dominava invece la profonda valle del Riu Marcu che si inoltra per alcuni chilometri dentro l'altopiano. Due nuraghi, il Putzola in sponda destra, sempre su un prominente sperone roccioso, e il Pranu Antoni in sponda sinistra, erano a guardia delle valli del Tirso e del Flumineddu.

In posizione isolata si trova infine il Nuraghe Santa Maria, nel punto più elevato del pianoro di Lodduo, a controlo del la valle tra il Grighini e il Tirso dal valico lungo la strada per Allai e il Mandrolisai.

Il periodo romano

Mentre scarsi sono i monumenti del periodo fenicio-punico, forse attestati solo in alcune strutture del Casteddu Ecciu, numerosi, imponenti e importanti sono i monumenti del periodo romano, nel quale Fordongianus raggiunse il massimo splendore.

La prima menzione di una città risale a Tolomeo, che la chiamò Acquae Ypsitanae, fondata presumibilmente nel II secolo a.C., nello stesso periodo di Colonia Julia, l'odierna Usellus. A parte la presenza di acque termali, già di per se un valido motivo, lo sviluppo di Forum Traiani, nuovo nome sotto Traiano, fu legato alla posizione strategica, a difesa delle fertili pianure del Campidano dalle genti delle Civitates Barbariae, che ancora si opponevano alla dominazione romana. Non solo centro difensivo però, ma anche punto di contatto commerciale e sociale tra due diverse realtà.

La costruzione della strada che da Karales portava a Turris, l'odierna Porto Torres, che passava a Forum Traiani scavalcando il Tirso sul poderoso ponte, contribuì ulteriormente al suo sviluppo. Il centro si estendeva, come il paese attuale, su di un pianoro in gran parte roccioso delimitato per circa tre lati dal tirso, mentre alle spalle due piccoli rilievi, Su Muntigu e San Giorgio lo proteggevano per gli altri lati.

Sotto Diocleziano, attorno alla fine del III secolo d.C., Forum Traiani divenne "minicipium" e sempre a questo periodo si fa risalire il martirio di Lussorio.

I numerosi monumnti testimoniano questa grandezza: terme, acquedotto, anfiteatro, piazze, resti di abitazioni, mosaici, ci fanno intuire l'opulenza che la citta raggiunse nei primi secoli dopo Cristo.

Il periodo bizantino

Dopo la fine dell'impero romano d'occidente la Sardegna venne invasa da Goti, Vandali e Visigoti: solo nel 554 d.C. Giustiniano potè sancire la restaurazione dell'impero. L'isola era governata da un Preside, che risiedeva a Cagliari, mentre il Dux, supremo capo militare, risiedeva a Forum Traiani la cui posizione strategica ne aveva mantenuto l'importanza.

Infattila valle del Tirso era una delle vie preferite dai Barbaricini per effettuare le razzie nel fertile Campidano: la necessità di proteggere le campagne permise quindi alla città di essere elevata al rango di capitale militare dell'isola. Questa dovette essere cinta da mura che comprendevano, oltre al centro abitato bizantino, che doveva corrispondere grosso modo a quello romano, anche le colline di Su Muntigu e di San Giorgio.

In questo periodo il nome di Forum Traiani venne temporaneamente sostituito da quello di "Crisopolis", citta dell'oro, a significare che qui stava la sede centrale dell'annona, cioè dell'organizzazione dell'approvvigionamento delle derrate alimentari nonchè delle riserve auree.

In epoca bizantine vennero ancora utilizzate le terme, parzialmente ristrutturate e che hanno restituito abbondante materiale ceramico. Sempre in questo periodo, e nell'ambito del rafforzamento di Forum Traiani, si ebbe la riutilizzazione del complesso di Su Casteddu Ecciu.

La necropoli di Forum Traiani era invece ubicata lungo la strada a Karalibus Terrem, presso l'attuale chiesa di San Lussorio. Un'altra area è stata invece individuata nel centro urbano, attorno alla parrocchiale di San Pietro, che doveva essere la cattedrale della diocesi Forum Traiani.

A questo proposito occorre far notare che notizie di un vescovo di Forum Traiani, Martiniano, compaiono per la prima volta nel 483 d.C., anno in cui partecipa al concilio di Cartagine, indetto dal re vandalo Unnerico che voleva imporre i principi dell'arianesimo. La presenza di una diocesi a Forum Traiani si imponeva sia per la fama raggiunta dal culto di San Lussorio, sia per la sua importanza come città, sia infine con la necessità di evangelizzare le genti delle civitates Barbariae.

Il Medio Evo e il periodo giudicale

Nel medioevo comincia per Fordongianus un periodo di decadenza: viene abolita la diocesi con la fondazione di quelle di Terralba, Santa Giusta e Usellus. Nel periodo giudicale il paese appartenne al Giudicato di Arborea, ed era capoluogo della curatoria del Barigadu.

Venne comunque ulteriormente trasformato Casteddu Ecciu, che faceva parte della linea difensiva del giudicato, assieme a i castelli di Medusa, Barigadu e Neoneli.

Epoca moderna

Terminata l'epopea del Giudicato di Arborea Fordongianus passò come il resto dell'isola soto il dominio aragonese. I tempi per l'Oristanese non dovevano essere molto floridi, con frequenti carestie, decadenza delle campagne e della stessa Oristano: a Fordongianus tuttavia esisteva almeno una famiglia nobile, o perlomeno di floride condizioni. Testimonia questo fatto la presenza della cosidetta "casa aragonese", ubicata in una piazza lungo la via per la chiesa di San Pietro.

Ai primi dell'ottocento risale la costruzione della struttura termale di Bangius, i "bagni", ben più modesta rispetto alle antiche terme, che utilizzavano tre sorgenti nelle quali la temperatura dell'acqua è minore, attorno ai 40 gradi Celsius. Ubicata direttamente nelle sponde del Tirso, circa 300 metri a Ovest di Caddas, sono presenti tre vasche dalle quali sgorga direttamente l'acqua e che sono ancora utilizzate.

Nel 1897, su progetto di Dionigi Scano, vennero iniziati i lavori di costruzione della nuova chiesa di San Pietro, dato che la preesistente era ormai in rovina. Alcune strutture tardo-gotiche sono ancora presenti in una cappella laterale. Della chiesa  è notevole la facciata, in stile neogotico, scandita dall'alternanza della trachite rossa e grigia, con un bel rosone e altre decorazioni che ricordano le opere dei celebri "piccapedras" del Barigadu.

In epoche più recenti Fordongianus ha seguito il destino di tanti piccoli paesi dell'interno della Sardegna: forte emigrazione, spopolamento, crisi dell'agricolutra e della pastorizia. Solo adesso, dopo decenni di attesa, è entrato in funzione il nuovo stabilimento termale costruito sulla sponda del Tirso di fronte alle antiche terme, delle quali si augura di ripetere i fasti.

Molto importante per l'economia del paese è anche la lavorazione della celebre "trachite", estratta da alcune cave. Accanto alla lavorazione industriale per la produzione di blocchetti, si stanno sviluppando quelle artigianali e artistiche, con la produzione di statue, architravi, elementi decorativi per l'edilizia.

L'attuale centro abitato è molto grazioso e ricalca in gran parte l'antica struttura romana: alcune abitazioni sono costruite su resti di mura romane. Sono presenti belle architetture in trachite rossa, con stipiti lavorati in stile aragonese. Al centro del paese, lungo la strada principale, spicca una fontanella dalla quale sgorga l'acqua proveniente dalla terme.